Manzoni "l'addio ai monti"

Essay by OgugHigh School, 10th gradeA-, October 2008

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È raro incontrare testi che, nonostante siano scritti in prosa, presentano delle caratteristiche tali per cui possono essere considerati vere e proprie composizioni poetiche.

L’ “Addio monti…”, parte conclusiva dell’ottavo capitolo de “I promessi sposi”, romanzo storico scritto dal padre della lingua italiana ALESSANDRO MANZONI, è un limpido esempio di queste opere così particolari.

Si tratta del commovente monologo di Lucia nel drammatico momento in cui, assieme alla madre Agnese ed allo sposo promesso Renzo, attraversa in una barca a remi il lago di Como, per fuggire dal proprio paese e dalle insidie che rappresenta, dopo il grande caos scatenatosi nella tumultuosa successione di eventi che caratterizza la cosiddetta “notte degli imbrogli e dei sotterfugi”.

L’ “Addio monti…” si articola in poche righe (nell’edizione de “Il capitello”, dal verso 561 al verso 592), ma la ricchezza dei contenuti, uniti ad un linguaggio ermetico e denso di significati, fa si che il breve racconto risulti molto potente dal punto di vista comunicativo e rievochi nel lettore forti emozioni.

Il primo sguardo della povera Lucia, va ai monti, ai torrenti e alle ville; cioè all’ambiente nel quale è cresciuta e a cui è affezionata perché ad esso si legano i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza: “Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime ineguali, note a chi è cresciuto tra voi, […]; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, […]; ville sparse e biancheggianti sul pendio, come branchi di pecore pascenti; addio!” .

Per farci poi capire quale sia lo stato d’ animo della piangente Lucia, e come lei, di Renzo ed Agnese, Manzoni introduce una figura nuova: quella di un emigrante che sta anch’ egli abbandonando: egli si allontana da quelle terre di sua spontanea volontà , e nonostante provi dolore nel farlo, è comunque incoraggiato dal pensiero di poter, un giorno, tornare ricco ai suoi monti. Ben diversa però, è la sensazione di chi come Lucia “non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, di chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa”.

Infine Lucia posa il suo sguardo nuovamente su degli oggetti, e questa volta sugli oggetti a lei più cari, per i quali prova l’amore più grande: la propria casa “Addio, casa natia”, la casa di Renzo “Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando non senza rossore; […]” e la chiesa “Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, […]”. Sono i tre elementi che avrebbero dovuto segnare una svolta della sua vita, un grande cambiamento, in cui la figura della chiesa costituisce la chiave, il passaggio da figlia di una madre, a moglie di un marito.

È il momento di maggiore intensità del brano, perché si riferisce alle cose che per la protagonista di questa parte del romanzo, si tingono dei temi più importanti e più belli della sua vita.

Ciò che fa sembrare l’ “Addio monti…” una poesia, è il linguaggio ricercato e pesato nei minimi dettagli, la presenza di figure retoriche che restano impresse nella mente di chi legge, come l’anafora “Addio, […], ma anche l’uso minuzioso della punteggiatura e la musicalità che emerge dalla lettura.

L’ “Addio monti…”, costituisce un vero e proprio virtuosismo letterario di Manzoni, che d’altra parte, in tutto l’ottavo capitolo dimostra il proprio talento, facendo confluire in un unico capitolo tutti i personaggi visti sin dall’inizio e muovendoli con grande maestria nelle complicate trame dell’azione.

Ma l’ “Addio monti…” è importante soprattutto per un altro motivo: esso delinea in maniera più precisa la figura di Lucia, e ne sancisce una sorta di rivincita. Il personaggio, fino a questo momento apparentemente troppo debole è finalmente capace di dimostrare una sensibilità estranea a qualsiasi altro personaggio.

È per questo che Manzoni sceglie proprio Lucia. Per fare filtrare gli eventi attraverso gli occhi di una persona, non debole, ma molto delicata e raffinata nel modo di esprimersi.

Cited: I Promessi Sposi (Alessandro Manzoni)